Auschwitz Birkenau

Mi sono chiesta diverse volte se fosse il caso di pubblicare un articolo inerente al campo di concentramento polacco, ma successivamente mi sono resa conto che forse, tutti coloro che non vogliono andare in questo luogo, forse per paura, forse per ribrezzo, hanno la necessità di leggere e vedere tutto ciò che è storia.

Della mia visita al Campo di sterminio pubblicherò poche foto, quelle a mio avviso più significative, ossia le uniche che ho scattato, questo lo faccio solamente perché, come diceva Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.

Ingresso del campo

Molte delle foto riprendono oggetti personali, altrettante forni crematori e persino i capelli dei prigionieri che sono stati tagliati prima del loro ingresso al campo. Queste sono immagini che, ogni volta che riguardo, mi fanno davvero rabbrividire, ma che hanno un valore inestimabile per non dimenticare tutto ciò che è successo.

L’escursione ad Auschwitz Birkenau l’ho prenotata tramite Get Your Guide, che tramite un mini-van mi ha condotto presso l’odierna Oswiecim, piccola cittadina polacca; sappiate che, non appena arriverete al campo, rimarrete gelati dinanzi alla scritta che conduce poi all’interno “Arbeit Macht Frei” che in italiano significa “Il lavoro rende liberi”.

I confini del campo sono presidiati da una doppia cornice di filo spinato, all’epoca percorsa dalla corrente elettrica. Questa era il primo ostacolo che separava i prigionieri dalla libertà. Nonostante le svariate fughe avvenute all’interno di questo campo (circa 200), non sono state poche le morti che ha causato questo filo spinato.

Ciò che più mi ha colpita all’interno di Auschwitz è che paradossalmente esso dall’esterno sembra persino “gradevole”, con i viali alberati e le costruzioni in mattoni rossi che possono anche ricondurre la nostra mente ai quartieri nobiliari dell’800. Purtroppo però, ciò che accadeva all’interno di queste baracche, chiamate blocchi, è ormai cosa ben nota.

All’interno delle baracche contenute nel Campo di Auschwitz troverete migliaia di fotografie, scattate dagli stessi nazisti, che documentavano tutto ciò che accadeva nel campo. La baracca che mi ha maggiormente colpita è stata quella contenente tutte le fotografie di alcuni dei deportati all’interno del Campo, con la loro data di nascita e di morte. Credetemi, è stato straziante vedere quanta gente è morta, gente di ogni età, di ogni genere e di ogni nazionalità.

In un’altra baracca infine mi sono trovata davanti all’orrore in carne ed ossa: capelli tagliati prima che le persone venissero ammesse al campo; tute dei prigionieri con i numeri cuciti sul petto; stelle ebraiche giallo acceso, ognuna contenente una sua storia; valigie, quelle valigie con cui i prigionieri giungevano al campo; scarpe, migliaia di scarpe, molte di bambini piccoli; protesi, tutte le protesi che venivano tolte ai prigionieri successivamente alla loro morte per mezzo delle camere a gas. Da questa baracca ne sono uscita devastata.

Ma perché queste costruzioni erano così belle?

Questo accade perché Auschwitz inizialmente era stato adattato come luogo di lavoro e come residenza per i militari polacchi, solo successivamente venne usato per le esigenze omicida che avevano i nazisti. Quando però questo campo non è stato ritenuto abbastanza grande per contenere tutti i prigionieri, è stato necessario ampliare gli spazi, per questo motivo la follia nazista decise di creare il Campo di Birkenau (denominato anche Auschwitz II), che è situato a circa 3 km da Auschwitz I.

Quello che vedrete all’interno di Auschwitz II sarà ancora più sconvolgente; qui infatti vi ritroverete all’interno del luogo che è stato costruito per dare inizio alla famosa “soluzione finale”, ossia l’annientamento fisico delle così denominate “razze minori” come: Rom, zingari, polacchi, disabili e tutti coloro che andavano contro al regime nazista di Hitler.

A questo campo si giungeva solamente varcando la cosiddetta “Porta della Morte” che spesso avrete sicuramente visto nei film oppure sentito nominare nei vari testi scolastici.

Questa porta era attraversata dai binari che erano sormontati dai treni carichi di prigionieri provenienti da tutta Europa. I prigionieri viaggiavano per molti giorni dalla Grecia, dalla Germania, dall’Italia, dalla Repubblica Cieca ed erano costretti a stare all’interno dei vagoni fino allo sfinimento, senza acqua, senza cibo, in piedi per giorni e giorni.

Il campo di Birkenau è grande 30 volte quello di Auschwitz e qui, all’interno dei blocchi di legno per gli uomini e di mattoni per le donne, è possibile notale le condizioni disumane nel quale vivevano i deportati.

La foto che mi ha più impressionata all’interno del campo è quella in cui il medico nazista, con un semplice cenno della mano, decideva se l’uomo in questione è adeguato per lavorare o se diversamente dovrà andare a morire nelle camere a gas o nei forni crematori. Questa via della morta era quella che toccava a tutti gli anziani, disabili e bambini che avevano u’età inferiore ai 14 anni.

Finita la visita è ovviamente scontato che sono uscita abbastanza devastata e con i brividi a fior di pelle; la prima domanda che mi sono posta è stata come fosse possibile che solamente 70 anni fa fosse accaduto tutto questo strazio. Ancora oggi nessuno è in grado di rispondere alla domanda, ma ciò che tutti ci auguriamo, che tutto ciò non riaccada nemmeno in minima parte.

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